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Blockchain e agroalimentare perché il binomio funziona?

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Blockchain e agroalimentare perché il binomio funziona? Tracciabilità, trasparenza, certificazione sono i tre pilastri su cui si fonda questa struttura vincente.

La tecnologia Blockchain, nata nel 2008 va oltre il mondo FinTech e delle criptovalute. Dalla sanità all’industria, al mondo dei trasporti al settore agroalimentare e sui tutti il retail: nei prossimi anni sono questi i settori su cui la blockchain troverà nuove possibilità di applicazione e sviluppo.

Il settore agroalimentare in Italia

Nel contesto internazionale l’Italia è il paese con uno dei patrimoni agroalimentari tra i più variegati. La ricchezza e la varietà del Made in Italy del settore food & wine in numeri conta: 821 tra prodotti Dop (Denominazione di Origine Protetta), Igp (Indicazione Geografica Protetta) e Stg (Specialità Tradizionale Garantita). Un fatturato che tra prodotti Dop e Igp si aggira attorno ai 14 miliardi di euro. A questi si sommano a questi oltre 5000 specialità locali, i PAT (Prodotti Agroalimentari Italiani). Un riconoscimento che viene dato dalla Regione di appartenenza a ciascun prodotto.

Grana Padano DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto di Parma DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, Mozzarella di Bufala Campana DOP. Sono solo 5 dei prodotti DOP IGP riconosciuti in tutto il mondo. Ma oltre alla certificazione di qualità che cosa accomuna queste 5 eccellenze del Made in Italy? Il rischio di frodi e contraffazioni alimentari.

Blockchain e i benefici di applicazione nel settore food

Uno dei principali problemi che colpisce il mercato agroalimentare oggi è: la difficoltà nel certificare l’origine e la qualità di un prodotto agricolo. La prospettiva che apre l’applicazione della blockchain al mercato agroalimentare è quella di rendere il passaggio di filiera sempre più trasparente. Inoltre sarebbe in grado di garantire la tracciabilità dei prodotti in tutte le fasi di produzione. Una trasformazione che se messa in atto assicura una maggior garanzia di qualità al consumatore finale e valorizza sempre di più l’intero processo della filiera agroalimentare.

Il sistema decentralizzato su cui si basa la tecnologia blockchain e i dati interamente crittografati sono i due punti di forza. Un codice di sicurezza sarà in grado di registrare e tracciare passaggio per passaggio, la storia di ogni prodotto agricolo nella filiera che porta al consumatore. La tracciabilità in tempo reale delle informazioni, registrate sulla storia del prodotto, è il vero valore aggiunto che la blockchain può dare al settore agroalimentare. In questo modo sarà più veloce fare indagini sugli alimenti contaminati. I produttori stessi saranno maggiormente informati sul processo di filiera e condizioni di trasporto. Al consumatore finale verrà garantita sempre maggiore trasparenza e garanzia di qualità. L’obiettivo finale dell’intero processo è quello di giungere ad un’autenticazione dell’origine dei prodotti a prova di manomissione, per ridurre al minimo il rischio di contraffazione.

Carrefour: una case history di successo

Nella grande distribuzione è stata la francesce Carrefour, la prima GDO, a lanciare la tecnologia blockchain. La soluzione di tracciabilità alimentare è uno dei punti di forza che Carrefour ha deciso di adottare per la supply chain. Dopo la filiera del pollo allevato all’aperto e senza antibiotici, che è stato introdotto nell’autunno del 2018, è di pochi gironi fa la notizia che anche le  Arance Tarocco e i Limoni di Sicilia sono tracciati grazie al sistema blockchain .

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